Radioterapia, dieci anni di cure e un secondo acceleratore in arrivo

Dieci anni di Radioterapia ad Agrigento raccontano una parte importante della crescita della sanità oncologica provinciale. Un decennio fatto di cure, tecnologia, professionalità e soprattutto di pazienti che hanno potuto affrontare il proprio percorso terapeutico più vicino a casa.
È da questa storia che è partito il IV° Simposio Agrigentino di Radioterapia, ospitato l’11 e il 12 settembre al Palacongressi di Agrigento. Due giornate di confronto tra specialisti siciliani e nazionali, dedicate alle nuove frontiere della radioncologia e all’evoluzione delle tecniche di trattamento.
A guidare i lavori è stato Michele Bono, direttore dell’Unità operativa complessa di Radioterapia dell’ospedale San Giovanni di Dio e presidente del congresso. Il programma ha attraversato sei grandi aree dell’oncologia: dai tumori della testa e del collo alla mammella, dal polmone all’apparato gastrointestinale, fino alle patologie ginecologiche e genito-urinarie.
Ma il valore dell’appuntamento non è stato soltanto scientifico. Il decennale è arrivato infatti in un momento particolarmente importante per il futuro del reparto.
Quattro milioni per il secondo acceleratore
La novità più significativa riguarda il progetto per dotare la Radioterapia agrigentina di un secondo acceleratore lineare.
L’intervento vale circa 4 milioni di euro e comprende sia l’acquisto della nuova apparecchiatura sia la realizzazione del bunker necessario per ospitarla. Le risorse sono state ottenute attraverso un emendamento presentato dal deputato agrigentino Calogero Pisano e approvato dal Parlamento. La convenzione con il Ministero della Salute è stata successivamente formalizzata, facendo avanzare l’iter dell’investimento.

Per il reparto si tratta di un potenziamento importante. Attualmente è operativo un acceleratore lineare Varian Clinac iX, utilizzato per diverse modalità di trattamento, comprese tecniche conformazionali, IMRT, VMAT e stereotassi.
L’arrivo di una seconda macchina significa poter disporre di una maggiore capacità operativa e di una più ampia possibilità di organizzare i trattamenti. Ma significa anche avere una maggiore continuità del servizio in caso di fermo dell’apparecchiatura principale.
Per i pazienti oncologici, in particolare, può tradursi nella possibilità di affrontare le terapie con un servizio più forte e vicino al proprio luogo di residenza.
Dieci anni di crescita
In questi dieci anni la Radioterapia del San Giovanni di Dio ha costruito un’offerta che va dalla prima visita al trattamento, passando per i controlli, le simulazioni TC e le consulenze specialistiche.
Il reparto lavora inoltre attraverso percorsi multidisciplinari dedicati ad alcune delle principali patologie oncologiche, tra cui tumori della mammella, del colon-retto e della prostata.
La documentazione scientifica del simposio evidenzia anche il ruolo assunto dalla struttura nel territorio, con la maggior parte delle richieste radioterapiche locali gestite ad Agrigento e con pazienti provenienti anche da altre province.
È una crescita che non riguarda soltanto le apparecchiature. Negli ultimi mesi la Radioterapia ha sviluppato anche iniziative rivolte alla dimensione umana della cura. Tra queste il progetto “Un sorriso a quattro zampe”, con la presenza di due Golden Retriever, Margot e Ariel, impegnati negli interventi assistiti dagli animali per offrire ai pazienti momenti di sollievo durante il percorso terapeutico.
Dove va la radioterapia
Il simposio ha guardato anche oltre i confini della provincia. Tra gli appuntamenti centrali la tavola rotonda “Attualità e futuro della Radioterapia in Italia”, che ha coinvolto AIRO e AITRO e rappresentato un momento di confronto sulle trasformazioni della disciplina.
Presenti, tra gli altri, Stefano Pergolizzi, presidente AIRO, e Patrizia Cornacchione, presidente AITRO.
Il tema è quello di una medicina che cambia rapidamente, con trattamenti sempre più precisi, nuove tecnologie e una crescente integrazione tra competenze diverse. Ed è proprio in questo scenario che Agrigento prova a giocare la propria partita.
La sfida adesso è concreta
Il secondo acceleratore rappresenta il prossimo passaggio. Il finanziamento è stato ottenuto e la convenzione ministeriale è stata formalizzata. Ora bisognerà trasformare il progetto in un’opera: realizzare il bunker, installare la nuova apparecchiatura e creare le condizioni organizzative perché possa entrare realmente in funzione.
Perché la tecnologia è importante, ma da sola non basta. Servono professionisti, personale adeguato, organizzazione, manutenzione e percorsi capaci di accompagnare il paziente dalla diagnosi al trattamento e al follow-up.
Il decennale della Radioterapia agrigentina diventa così qualcosa di più di una celebrazione. È un punto di passaggio. Dopo i primi dieci anni, la sfida è costruire i prossimi dieci con una struttura più forte, maggiore capacità di risposta e tecnologie all’altezza dell’evoluzione dell’oncologia.
Per molti pazienti, la vera differenza potrebbe essere racchiusa in una cosa molto semplice: poter trovare ad Agrigento cure sempre più avanzate senza dover cercare altrove ciò che il proprio territorio è in grado di offrire.




