Aeroporto di Agrigento, ora o mai più: Il 2026 sarà l’anno decisivo?

C’è un momento, nella vita delle grandi opere, in cui tutto si allinea: studi completati, attenzione politica, bisogno reale del territorio. Per l’aeroporto di Agrigento, quel momento è arrivato. Il 2026 non è un anno qualsiasi. È l’anno in cui il progetto può passare da ipotesi concreta a decisione definitiva. Sul tavolo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, non c’è più un’idea, ma un dossier completo: analisi tecniche, sostenibilità economica, prospettive di sviluppo. La domanda non è più “se” si può fare. La domanda è: Si vuole davvero cogliere questa opportunità?

Un vuoto infrastrutturale che non è più accettabile

La Sicilia è una delle principali destinazioni turistiche del Mediterraneo. Eppure, esiste un’area vasta, ricca e strategica che resta tagliata fuori dai grandi flussi. Agrigento, con la sua Valle dei Templi e con le sue attrazioni culturali, storiche e paesaggistiche accoglie ogni anno centinaia di migliaia di visitatori. Ma questi turisti sono costretti ad atterrare lontano, negli scali di Palermo, di Catania Fontanarossa e di Trapani e poi affrontare ore di trasferimento. Non è solo una scomodità: è un limite strutturale allo sviluppo.

Non un aeroporto in più, ma un aeroporto necessario

I dubbi sulla sostenibilità economica sono legittimi. Ma partono da un presupposto sbagliato: considerare Agrigento un aeroporto “in concorrenza”. Non lo è. Il modello corretto è un altro: uno scalo turistico internazionale, snello, efficiente, progettato per intercettare flussi che oggi non arrivano affatto. Compagnie come Ryanair e EasyJet hanno dimostrato che rotte dirette, soprattutto dal Nord Europa, possono trasformare territori interi. Agrigento non deve sottrarre traffico, deve crearlo.

I numeri dimostrano che è possibile

Le stime indicano una soglia minima di sostenibilità intorno agli 800 mila passeggeri annui. Un obiettivo realistico, se si considera il crescente interesse internazionale per la Sicilia, la domanda turistica non ancora intercettata, la possibilità di costruire un’offerta mirata e stagionale. Non serve un grande hub. Serve un’infrastruttura intelligente, costruita sulle esigenze reali del territorio.

Il vero nodo è politico

Arrivati a questo punto, il destino dell’aeroporto non dipende più da studi o progetti. Dipende da una scelta. L’inserimento nel Piano Nazionale degli Aeroporti rappresenta il passaggio decisivo. È una decisione che richiede visione: vedere nell’opera non un costo, ma un investimento strategico. Perché qui non si parla solo di trasporti. Si parla di occupazione, sviluppo economico e riequilibrio territoriale

Un’occasione che non si può perdere

Ogni grande infrastruttura porta con sé rischi. Ma anche opportunità. E in questo caso, l’opportunità è evidente. Non realizzare l’aeroporto significherebbe lasciare irrisolto un divario che dura da decenni. Significherebbe continuare a penalizzare un territorio che ha tutte le carte in regola per competere a livello internazionale. Realizzarlo, invece, significherebbe rendere accessibile una delle aree più belle del Mediterraneo, creare un nuovo polo turistico e generare sviluppo duraturo.

Il tempo delle decisioni

Il 2026 sarà ricordato come l’anno in cui si è scelto se guardare avanti o restare fermi. Agrigento non chiede un privilegio. Chiede di colmare un vuoto. E oggi, per la prima volta, grazie anche alla presenza di una norma precisa (l’articolo 8-bis inserito nel Decreto Legge Sud, promosso dal deputato agrigentino Calogero Pisano), esistono tutte le condizioni per farlo davvero. La politica ha davanti una scelta chiara. E il tempo per decidere è adesso.

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