La lettera intensa di un maestro: “Quanti primi giorni di scuola…”

“Riflettevo.
A volte basta una semplice chiacchierata con una collega per far venire fuori tanti
pensieri, tante immagini e tanti ricordi.
Oggi, dopo avere accolto insieme i piccoli alunni della nostra sezione della scuola
dell’infanzia, il nostro pensiero è andato proprio a quei bambini che, negli anni
passati, sono stati nostri alunni e che oggi hanno iniziato un nuovo percorso alla
scuola primaria.
Siamo andati a trovarli.
È stato bello vedere la loro gioia. Erano allegri, felici di rivedere i loro maestri di ieri.
Nei loro volti si leggeva la sorpresa e, allo stesso tempo, la felicità di ritrovare
persone che avevano fatto parte della loro quotidianità.
Per noi è stato un momento semplice, ma pieno di significato.
E proprio da questo incontro sono nati tanti pensieri.
Pensavo a quanti primi giorni di scuola ho vissuto in questi anni…
Quante volte ho varcato la porta di una classe o di una sezione, incontrando bambini che non conoscevo ancora, con i loro sorrisi, le loro paure, le loro difficoltà e la loro voglia di scoprire.
E mi sono chiesto: ma quanti bambini ho avuto in questi quasi trent’anni di
carriera scolastica?
Tanti, davvero tanti.
La mia storia professionale si è divisa tra diversi ordini di scuola: ho iniziato nella
scuola primaria, poi ho avuto esperienze nella scuola superiore e, successivamente,
sono approdato nella scuola dell’infanzia, dove ancora oggi insegno.
Percorsi diversi, bambini e ragazzi diversi, esperienze diverse, ma tutti hanno lasciato qualcosa.
Quanti volti sono passati davanti a me.
Alcuni li ricordo ancora molto bene, altri magari soltanto attraverso un’immagine, un episodio, una frase o un momento particolare.
E oggi, pensando a tutti quegli anni, mi viene spontaneo chiedermi: chissà quanti di quei bambini oggi sono diventati grandi.
Alcuni avranno una famiglia, un lavoro, dei figli.
Saranno diventati persone completamente diverse da quei bambini che un tempo avevo davanti a me. Eppure, forse, dentro di loro è rimasto qualcosa di quegli anni, di quelle esperienze, di quelle persone che li hanno accompagnati nei primi passi della
loro crescita.
E questa cosa mi fa riflettere.
Noi insegnanti spesso siamo presi dal lavoro quotidiano, dalle difficoltà, dalle
riunioni, dai problemi da risolvere, dalle tante situazioni che richiedono attenzione e dalle energie che servono per andare avanti.
A volte siamo talmente concentrati su quello che dobbiamo fare oggi che non ci
fermiamo a pensare a tutto ciò che abbiamo fatto negli anni.
Poi arriva un momento come quello di oggi, incontri alcuni tuoi ex alunni e li vedi felici di rivederti, e allora ti rendi conto che il tempo è passato davvero.
Quei bambini che ieri erano davanti a noi, oggi stanno iniziando un nuovo percorso.
E noi li guardiamo con un po’ di emozione, pensando a quando erano nella nostra sezione, alle loro piccole conquiste, ai loro sorrisi, alle loro difficoltà e a tutto ciò che abbiamo vissuto insieme.
Con il passare degli anni ci rendiamo conto che il nostro lavoro lascia delle tracce.
Abbiamo accompagnato tanti bambini e tanti ragazzi in un piccolo tratto della loro
vita.
Forse per loro eravamo semplicemente i loro maestri o i loro insegnanti, figure
incontrate in un determinato periodo.
Per noi, invece, loro sono diventati parte della nostra storia professionale e, in
qualche modo, anche della nostra vita.
Perché fare l’insegnante significa anche questo: incontrare tante persone e
accompagnarle per un tratto del loro cammino, sapendo che un giorno
prenderanno altre strade.
E allora penso a quanti primi giorni di scuola ho vissuto e a quanti ancora ne
vivrò…
Ogni anno ricomincia tutto.
Nuovi bambini, nuovi volti, nuove famiglie, nuove situazioni.
Ogni primo giorno sembra uguale agli altri, ma in realtà non lo è mai.
Perché cambiano i bambini, cambiano le situazioni e cambiamo anche noi.
Io non sono più quello di tanti anni fa.
Porto con me l’esperienza, i ricordi, le soddisfazioni, le delusioni, gli errori, le cose che ho imparato e anche quelle che avrei potuto fare diversamente.
Quasi trent’anni di scuola sono tanti.
Quando ho iniziato la mia carriera non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei fermato a pensare a quanti bambini avrei incontrato e a quanti di loro, un giorno, sarebbero diventati grandi.
Oggi mi capita di guardarli e pensare che, mentre per loro è passato un pezzo della
loro vita, per me è passato un pezzo importante della mia.
E forse è proprio questo il senso del tempo che passa: non ci accorgiamo degli anni mentre li viviamo, ma ce ne rendiamo conto quando ci fermiamo a guardare quante persone abbiamo incontrato lungo il nostro cammino.
Quei bambini che un tempo stringevano la mano dei loro genitori davanti alla scuola, che entravano in sezione con qualche lacrima o con un grande sorriso, oggi magari sono adulti.
E alcuni di loro, chissà, forse un giorno accompagneranno i propri figli a scuola.
Noi saremo soltanto un ricordo lontano della loro infanzia.
Ma per noi continueranno a rappresentare una parte della nostra storia.
Quanti primi giorni di scuola…
Quanti bambini, quanti ragazzi, quanti volti, quante storie.
E pensare che tutto questo è passato quasi senza accorgercene.
Il tempo è davvero passato in fretta.
E forse oggi, più che mai, sento il bisogno di fermarmi un attimo, guardarmi indietro e dire semplicemente:
ne è valsa la pena”.
Gero
Agrigento, 15/09/ 2026




