Aeroporto di Agrigento: «Sono certo che si farà», Pisano svela cosa c’è dietro il progetto

L’attività dell’Etna e le recenti limitazioni ai voli da e per l’aeroporto di Catania riaccendono il dibattito sull’aeroporto di Agrigento, progetto che, seppur lentamente, ha compiuto importanti passi.
Dall’articolo 8-bis all’inserimento dell’ipotesi di una infrastruttura aeroportuale agrigentina nel Piano nazionale degli aeroporti, il progetto è oggi al centro di un percorso istituzionale che dovrà proseguire con le necessarie valutazioni tecniche ed economiche.
Ne abbiamo parlato con il deputato Calogero Pisano, principale promotore dell’iniziativa legislativa.
D. Onorevole Pisano, ogni volta che l’Etna entra in attività e Catania subisce limitazioni nei voli torna inevitabilmente il tema dell’aeroporto di Agrigento. Quanto c’è di contingente e quanto, invece, di strategico?
«Quello che accade a Catania dimostra quanto sia importante ragionare sulla rete aeroportuale siciliana in termini di sicurezza, resilienza e capacità di collegamento.
L’Etna è una straordinaria risorsa naturale e turistica della Sicilia, ma è anche un vulcano attivo. Quando la sua attività condiziona lo spazio aereo, inevitabilmente ci sono conseguenze sul traffico.
L’aeroporto di Agrigento non nasce però dall’emergenza Etna. Il progetto risponde a un’esigenza strutturale: dotare la Sicilia centro-meridionale di un’infrastruttura aeroportuale e migliorare l’accessibilità di un territorio che oggi è lontano dai principali scali dell’Isola».
D. Tra le obiezioni al progetto c’è anche quella secondo cui un aeroporto ad Agrigento potrebbe sottrarre passeggeri agli altri scali siciliani. Come risponde a questa posizione?
«Non credo a ricostruzioni di questo genere. Mi sembrano più fantasie che analisi basate sui dati.
La programmazione aeroportuale non può essere costruita sulla logica del “non facciamo un aeroporto perché potrebbe togliere passeggeri a un altro”. Bisogna guardare alle esigenze complessive del territorio e alle prospettive future della mobilità.
C’è un elemento che dobbiamo considerare: il Piano nazionale degli aeroporti prevede una crescita significativa della domanda di traffico aereo entro il 2035. Il quadro nazionale viene costruito anche tenendo conto della necessità di aumentare la capacità infrastrutturale per accompagnare questa crescita.
In questo quadro, un nuovo scalo nella Sicilia centro-meridionale non deve essere visto come un concorrente degli altri aeroporti, ma come un possibile elemento di rafforzamento della rete.
Se la domanda crescerà, la questione non sarà stabilire quale aeroporto debba perdere passeggeri, ma come il sistema aeroportuale siciliano possa essere in grado di gestire la crescita prevista».
D. Quindi lei considera l’aeroporto di Agrigento complementare agli altri scali siciliani?
«Assolutamente sì. Catania, Palermo, Trapani, Comiso e gli altri aeroporti hanno una loro funzione e un loro bacino. L’obiettivo deve essere costruire un sistema sempre più efficiente e capace di accompagnare la crescita del traffico.
Agrigento potrebbe servire un territorio che oggi deve affrontare tempi di percorrenza importanti per raggiungere gli aeroporti esistenti.
Non vedo quindi una contrapposizione tra aeroporti. Vedo la possibilità di ampliare e rendere più efficiente la rete».
D. Lei è stato promotore dell’articolo 8-bis. Quanto è stato importante quel passaggio?
«È stato un passaggio importante perché ha consentito di portare il tema dell’aeroporto di Agrigento all’interno del quadro legislativo nazionale.
Per anni se ne è parlato come di un’aspirazione del territorio. Con l’articolo 8-bis abbiamo cercato di creare le condizioni normative affinché il progetto potesse essere valutato concretamente dalle istituzioni competenti.
È stato un passo importante, ma non rappresenta il punto di arrivo».
D. Il passaggio successivo è stato l’inserimento dell’aeroporto nella programmazione nazionale degli aeroporti. Che significato ha?
«Ha un significato molto importante. Per la prima volta Agrigento entra nella programmazione nazionale degli aeroporti.
Voglio però essere corretto: questo non significa che domani inizieranno i lavori. Significa che il progetto è entrato nella strategia nazionale e che la sua realizzazione può essere valutata nell’ambito della programmazione.
È un punto di partenza fondamentale. Adesso dobbiamo lavorare affinché la valutazione possa procedere e affinché tutti i necessari passaggi tecnici, economici, ambientali e amministrativi vengano affrontati».
D. Uno degli argomenti utilizzati da chi guarda con scetticismo al progetto riguarda la sostenibilità economica. Cosa ci dice al riguardo?
«È un elemento molto importante. La sostenibilità economica del progetto è stata analizzata attraverso un business plan elaborato da una primaria società internazionale di consulenza.
Il business plan è stato trasmesso al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito dell’iter progettuale e gli elaborati sono stati sottoposti all’attenzione dei tecnici del Ministero.
Le analisi economico-finanziarie elaborate per il progetto indicano una prospettiva di sostenibilità dello scalo e la possibilità di raggiungere l’equilibrio economico dopo i primi anni di gestione.
È un dato importante perché dimostra che il progetto non è stato concepito soltanto sul piano infrastrutturale, ma è stato accompagnato da una valutazione della sua sostenibilità economica e gestionale».
D. Possiamo quindi parlare di un aeroporto potenzialmente autosostenibile?
«Sulla base delle analisi contenute nel business plan, sì, nel senso che il progetto presenta una prospettiva di equilibrio economico e di sostenibilità della gestione.
Naturalmente ogni grande infrastruttura deve essere sottoposta alle verifiche necessarie e i dati devono essere aggiornati nelle diverse fasi progettuali. Ma è importante che il dibattito parta da uno studio economico-finanziario già realizzato e non da supposizioni.
Per questo credo che oggi la domanda debba essere soprattutto un’altra: quali sono i passaggi necessari per portare avanti concretamente il progetto?».
D. Quali potrebbero essere le ricadute per l’economia agrigentina e per la Sicilia centro-meridionale?
«Le ricadute potrebbero essere molto significative. Un aeroporto non serve soltanto a portare turisti. Significa migliorare la mobilità di cittadini, imprese, professionisti e investitori.
Agrigento dispone di un patrimonio turistico e culturale straordinario, ma l’accessibilità resta un elemento determinante. Ridurre la distanza infrastrutturale dai mercati nazionali e internazionali può aumentare la competitività del territorio.
E non penso soltanto ad Agrigento: il bacino potenziale deve essere considerato in una dimensione più ampia, comprendendo la Sicilia centro-meridionale».
D. Qual è oggi il prossimo passaggio concreto?
«Bisogna continuare il confronto con il Ministero e con tutti i soggetti istituzionali coinvolti, completando gli approfondimenti richiesti e definendo il percorso successivo.
Il progetto ha già prodotto elaborati tecnici, uno studio di fattibilità e un business plan. Sono stati fatti passi importanti. Adesso bisogna proseguire con metodo e determinazione».
D. Quanto sarà importante la collaborazione tra Governo, Regione ed enti territoriali?
«Sarà fondamentale. Un’infrastruttura di questa portata non può essere realizzata da un singolo soggetto.
Servono collaborazione istituzionale e chiarezza sulle competenze. Governo nazionale, Regione, enti territoriali e organismi tecnici devono lavorare nella stessa direzione.
Da parte mia continuerò a fare la mia parte in Parlamento affinché il progetto rimanga al centro dell’attenzione e possa procedere nel rispetto di tutte le procedure».
D. Dopo decenni di annunci, perché i cittadini di Agrigento dovrebbero credere che questa volta possa essere diverso?
«Perché oggi ci sono elementi concreti che in passato non c’erano.
C’è stato un intervento legislativo, c’è un progetto, c’è uno studio di fattibilità, c’è un business plan elaborato da una primaria società internazionale di consulenza e oggi c’è l’inserimento dell’area agrigentina nella programmazione nazionale degli aeroporti.
Non voglio promettere ciò che non dipende esclusivamente da me. Sarebbe scorretto farlo. Posso però dire che continuerò a lavorare affinché il percorso proceda e affinché vengano affrontati tutti i passaggi necessari.
Dopo tanti anni, credo che Agrigento abbia il diritto di discutere dell’aeroporto non più soltanto come di un sogno, ma come di un progetto concreto da sottoporre a tutte le necessarie valutazioni».
D. Cosa vorrebbe dire oggi a quei concittadini che ancora non credono possibile la realizzazione dell’aeroporto di Agrigento?
«Direi loro di guardare a ciò che è già accaduto. All’inizio di questo percorso legislativo c’era chi non credeva nemmeno che Agrigento potesse entrare nella programmazione nazionale degli aeroporti. Oggi quel passaggio è una realtà.
Questo non significa che l’aeroporto sia già costruito o che non ci siano ancora passaggi importanti da affrontare. Significa, però, che ciò che ieri sembrava impossibile oggi è diventato concretamente possibile ed è entrato in un percorso istituzionale.
Io ho sempre creduto in questo progetto e ho cercato di portarlo avanti con determinazione, anche quando sembrava difficile. E continuo a pensare che, soprattutto davanti alle grandi sfide, non bisogna smettere di avere una visione.
Durante tutto questo percorso ho spesso richiamato una frase attribuita a Walt Disney: “Se puoi sognarlo, puoi farlo”.
È questo lo spirito con cui continuerò a lavorare per l’aeroporto di Agrigento. Un sogno, da solo, non basta: servono progetti, studi, numeri, norme, istituzioni e lavoro. Ma senza la capacità di immaginare ciò che oggi ancora non esiste, nessuna grande opera potrebbe mai essere realizzata.
Agrigento ha già dimostrato che quello che sembrava lontano può diventare un obiettivo concreto. Adesso dobbiamo avere la stessa determinazione per compiere i prossimi passi.
E sono convinto che l’aeroporto di Agrigento si farà perché non rappresenta soltanto un’esigenza di questo territorio. È un’infrastruttura di cui, alla luce della crescita prevista del traffico aereo, ha bisogno l’intero sistema aeroportuale siciliano e, più in generale, quello nazionale. La Sicilia avrà bisogno di maggiore capacità, di una rete più articolata e di infrastrutture capaci di garantire collegamenti anche quando uno scalo è costretto a ridurre la propria operatività. Per questo considero l’aeroporto di Agrigento non come un progetto contro gli altri aeroporti, ma come un progetto per rafforzare l’intero sistema».




