Agrigento, parte la nuova consiliatura: Sfida per la presidenza dell’Aula

Il prossimo 26 giugno i 24 consiglieri comunali eletti saranno chiamati a riunirsi per la seduta d’insediamento del nuovo Consiglio comunale di Agrigento, un appuntamento destinato a segnare l’avvio ufficiale dell’attività amministrativa e, soprattutto, a fornire le prime indicazioni sui futuri equilibri politici dell’Aula Sollano.
Al centro dell’attenzione vi sarà l’elezione del presidente del Consiglio comunale, seconda carica istituzionale della città e ruolo strategico per il funzionamento dell’assemblea. Una poltrona ambita da molti e sulla quale si stanno già concentrando confronti, trattative e ragionamenti all’interno delle diverse forze politiche.
A rivendicare con forza la guida del Consiglio è Fratelli d’Italia, primo partito della città per numero di voti ottenuti. I meloniani possono infatti vantare quasi cinquemila preferenze di lista e il gruppo consiliare più consistente della nuova assemblea. Un risultato che, secondo alcuni esponenti del partito, dovrebbe tradursi nella possibilità di esprimere il presidente dell’aula.
La partita, tuttavia, appare tutt’altro che definita. Anche altre forze del centrodestra guardano con interesse alla presidenza del Consiglio comunale. Per tale motivo l’elezione del presidente rappresenterà inevitabilmente un banco di prova per la tenuta della coalizione. La domanda che molti si pongono è se le forze di centrodestra riusciranno a trovare una sintesi condivisa oppure se prevarranno logiche di appartenenza e candidature contrapposte.
Uno scenario che richiama inevitabilmente quanto accaduto durante la recente competizione amministrativa. Secondo l’opinione di molti osservatori politici, infatti, le divisioni e le tensioni interne al centrodestra avrebbero contribuito in maniera significativa alla vittoria di Michele Sodano. Una frammentazione che avrebbe indebolito la coalizione nel momento decisivo della campagna elettorale, favorendo l’affermazione del candidato del campo progressista.
Proprio per questo motivo la scelta del presidente del Consiglio viene considerata da tanti come un test politico cruciale. Un accordo unitario consentirebbe al centrodestra di mostrare compattezza e capacità di governo dopo la delusione per la mancata conquista di Palazzo dei Giganti. Al contrario, una corsa in ordine sparso rischierebbe di riaprire ferite mai completamente rimarginate e di alimentare ulteriori tensioni tra alleati.
Tra le ipotesi che circolano negli ambienti politici cittadini vi è anche quello di una remota, ma non impossibile, riproposizione del cosiddetto ‘modello Provincia”, ovvero di un’intesa tra Forza Italia, Movimento per l’Autonomia e componenti dell’area progressista. Un asse trasversale che potrebbe risultare determinante nell’elezione del presidente del Consiglio comunale e che finirebbe per ridimensionare il peso di Fratelli d’Italia, nonostante il primato elettorale ottenuto alle amministrative.
Uno scenario che, qualora dovesse concretizzarsi, aprirebbe ad inevitabili conseguenze politiche. Da un lato potrebbe garantire la convergenza necessaria per eleggere il presidente dell’aula, dall’altro rischierebbe di sancire una frattura profonda e forse definitiva all’interno del centrodestra agrigentino. Una prospettiva che molti dirigenti della coalizione vorrebbero evitare, anche per non consegnare agli elettori un’immagine di ulteriore divisione dopo una sconfitta che brucia ancora.
Il rischio, infatti, è quello di alimentare nell’elettorato moderato e di centrodestra la sensazione che le logiche di schieramento e gli equilibri interni prevalgano ancora una volta sulla costruzione di un progetto politico comune. Un messaggio che potrebbe risultare particolarmente difficile da spiegare a quanti, soltanto poche settimane fa, avevano sperato in una vittoria del centrodestra alla guida della città.




