Costantino Ciulla e l’abbraccio che Agrigento non ha dimenticato

Ci sono momenti, nella vita pubblica di una città, che sfuggono ai programmi, ai dossier, alle conferenze stampa. Momenti che non si possono pianificare e che, proprio per questo, restano.
Il 31 marzo 2023, quando il ministro Gennaro Sangiuliano proclamò Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, tutto sembrava già scritto: la vittoria, le parole istituzionali, le promesse di rilancio.
E invece no.
A restare, più di ogni altra cosa, è stato un gesto. L’abbraccio di Costantino Ciulla, allora assessore comunale alla cultura della città.
Un gesto fuori protocollo
Non era previsto. Non era costruito. Non era studiato. Era autentico.
In quell’abbraccio c’era la tensione di mesi di lavoro, la complessità di una candidatura ambiziosa, il peso – e insieme l’orgoglio – di rappresentare Agrigento e la sua storia.
Chi c’era lo ricorda bene. Chi non c’era, lo ha comunque visto, condiviso, raccontato. Perché certi gesti parlano da soli.
Il significato di una vittoria
Il riconoscimento di Capitale italiana della Cultura non è stato solo un titolo, ma un passaggio importante per Agrigento.
Un’occasione per rafforzare la propria identità, per valorizzare il patrimonio, per proiettare la città in una dimensione più ampia, fatta di relazioni culturali e opportunità.
Un percorso articolato, fatto di risultati, di sfide e di prospettive ancora aperte.
Un’occasione percepita a metà
Nel racconto cittadino, però, accanto all’orgoglio si è fatta strada anche una certa delusione. Alcuni episodi finiti persino sui giornali nazionali – tra errori evitabili, disattenzioni e immagini poco all’altezza del titolo – hanno alimentato la sensazione di un’occasione non pienamente valorizzata.
Più che un giudizio definitivo, è un sentimento diffuso: quello di una città che sa di poter dare molto di più e che proprio per questo pretende di più da se stessa.
Ciò che resta nel tempo
In mezzo a tutto questo, però, c’è qualcosa che continua a emergere con forza. Quel momento. Quell’abbraccio.
Non perché sia più importante di tutto il resto, ma perché ne rappresenta il significato più profondo: il legame tra istituzioni e comunità, tra responsabilità pubblica e partecipazione autentica.
La misura della presenza
Oggi, mentre la città continua a interrogarsi sul proprio futuro, quella immagine assume un valore che va oltre il singolo episodio.
Diventa una misura.
Perché, al di là delle parole e dei programmi, ciò che resta nella memoria collettiva è la capacità di esserci davvero, di vivere i momenti decisivi, di rappresentare una comunità con partecipazione reale.
Una memoria condivisa
Le città non conservano tutto. Selezionano, nel tempo, ciò che le ha toccate davvero.
E Agrigento, tra i tanti momenti legati a quella giornata, sembra aver scelto proprio questo.
Un gesto semplice, istintivo, vero: l’abbraccio dell’allora assessore comunale alla cultura di Agrigento, Costantino Ciulla, oggi candidato al Consiglio comunale, a testa alta, per amore della città.




